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24-25 MAGGIO 1796: NAPOLEONE A BINASCO - di Luigi Malacrida
IL FATTO STORICO

La presa di Binasco provoca più di cento morti, tra di essi anche vari francesi (che saranno seppelliti nel cimitero del paese); nello scontro rimane ucciso il binaschino Leopoldo De Vecchi unitosi ai ribelli.
Altri binaschini deceduti nel 1796 furono: Carl'Andrea Alcheri, Giulio Magnago e Pietro Sacco (4).
I soldati sono autorizzati al saccheggio e allo stupro, abbattono le porte ed incendiano le case. Si tramanda che vennero ammazzati tre giovani artigiani innocenti, ignari del pericolo che stavano correndo.
Si presume dall'interpretazione dei dipinti dell'epoca realizzati sul campo, che parte della popolazione innocente sia stata trucidata. Lannes in seguito confesserà: “si sono fatte cose raccapriccianti sulla popolazione”.
Gli edifici che vengono maggiormente saccheggiati e bruciati sono le botteghe e le osterie del centro, il castello e la casa parrocchiale; la chiesa rimane intatta solo per miracolo, ma depredata di tutte le suppellettili sacre di valore.
Il Parroco Luigi Stafanini e le autorità comunali, il fisico Carlo Giuseppe Rognoni e il console Giuseppe Antonio Mogni si rivolgono a Lannes per far cessare le efferatezze dei suoi uomini, ma nulla vale a far cessare il saccheggio e l'incendio del paese.
Bonaparte nella nottata viene informato con un messaggio di Saliceti sui fatti di Binasco. Preoccupato per il precipitare degli eventi decide di recarsi egli stesso a Pavia per porsi alla guida dei suoi uomini. Egli lascia Milano nella tarda mattinata di giovedì 26 con una piccola scorta e preceduto dall'arcivescovo Filippo Visconti, con lo storico proclama che contiene: “Il terribile esempio di Binasco apra loro gli occhi; la stessa sorte toccherà a tutte le città e villaggi che si ostineranno alla rivolta”.
Il drappello arriva intorno alle tredici a Binasco; con loro c'è anche il pittore Bagetti, le sue annotazioni sul fatto sono:“troverete nel quadro in mezzo alle fiamme ed ai vortici di fumo, tutti gli oggetti e la fisionomia del villaggio come visto in un momento di tranquillità. Ho preso questa veduta dal lato di Pavia, in quanto più bella più visibile più notevole per le sue caratteristiche, cogliendo il momento opportuno di vederla tutta in fiamme; poiché i Francesi erano arrivati dal lato di Milano l'incendio ha avuto la sua grande intensità solo dopo la totale evacuazione del villaggio dal lato di Pavia”.


Il borgo, la campagna intorno e le acque del Ticinello sono seminate di cadaveri. Il massacro, la distruzione e la disperazione della popolazione fanno colpo su Bonaparte che in seguito dirà: “anche se necessario, questo spettacolo non era per questo meno orribile, io ne rimasi dolorosamente colpito”.
Prima di proseguire per Pavia organizza gli aiuti, fa radunare e ordina alla popolazione dei borghi e frazioni vicine di spegnere l'incendio, ma una parte dei convenuti, approfittando del disordine che regna, anziché intervenire allo spegnimento del fuoco, compie atti di sciacallaggio.
L'incendio di Binasco, visibile anche dai bastioni del castello di Pavia, dura quasi tre giorni, dalla sera di martedì 24 fino a giovedì 26, così da ridurre in cenere più della metà del borgo.
Il commissario di governo Cristoforo Saliceti, fonte ufficiale e autorevole francese scrisse questo resoconto: “giunti a Binasco, che si trova a metà strada fra Milano e Pavia, il Capobrigata Lannes che comandava l'avanguardia scorse sul percorso un assembramento da sette ad ottocento uomini armati alcuni di fucili, altri di forche e bastoni. Intimò loro di arrendersi: gli risposero con alcuni colpi di fucile: si scagliò sui ribelli: più di cento furono uccisi, i rimanenti messi in fuga; la truppa giustamente irritata incendiò il villaggio.”

Il generale Bonaparte nella sua “Corrispondance” su Binasco disse:
— a Parma, al Generale Junot (4 febbraio 1806): Ricordatevi di Binasco è stato il prezzo della tranquillità che da allora regna in Italia ed ha risparmiato il sangue di migliaia di persone. Nulla è più salutare di terribili esempi nei momenti opportuni.
— a Varsavia, al generale Lagrange (13 gennaio 1807): Per terrorizzare i malintenzionati della Germania, bisogna che restino delle tracce visibili. È così che bruciando il grosso borgno di Binasco nell'anno IV,io ho mantenuto la tranquillità in Italia.
— a Baiona, al Principe di Neuchatel (16 aprile 1808): Basterà un esempio terribile una sola volta all'interno di una campagna, come io ho fatto a Binasco.
— a Baiona, al Principe Eugenio (16 maggio 1808): Io suppongo che se nei nuovi dipartimenti, qualche villaggio o alcune persone si ribella, venga trattato come io già feci per Binasco e questo sarà un severo esempio.
(1)AVANGUARDIA [84a e ½ brigata (pari a un reggimento)]:
Comandanti: generale Claude Dallemagne e generale Marc-Antoine Beaumont, de la Bonninière, conte. Aiutante generale: Abbé.
- Granatieri: 1° battaglione (45a e 69a = sei compagnie); 2° batt. (25a e 32a); 3° batt. (4a e 18a); 4° batt. (51a e 75a) Totale 2.400(*)u.
- Ussari: 1° 450 u; 7° bis 320 u. Totale 770 u.; 10° cacciatori (630 u.); 20° dragoni (170 u.); totale della cavalleria: 1.570 u.
- Carabinieri leggeri: 1° batt. (11a e 17a); 2° batt. (27a e 29a) Tot. 1200 u.
Totale generale dell'Avanguardia: 5.170 uomini.
(*) Dei quattro battaglioni di granatieri, tre compagnie (la 69a) erano comandate dal capobrigata Jean Lannes.
(Da: Bouvier Félix, Bonaparte en Italie 1796. Paris, 1899.)

(2)CAVALLERIA:
Comandante l'arma: Generale Charles-Eduard Kilmaine, Jennings de.
- Dragoni: 5° (150 u.); 8° (300 u.); 15° (300 u.); 20° (300 u.) Totale 1.050 u.
- Cacciatori: 22° (300 u.); 24° (300 u.); 25° (200 u.) Tot. 800 u.
- Ussari: distaccamenti (100 u.); 13° (150 u.) Tot. 150 u.
Totale generale della cavalleria: 2.100 uomini.
(Da: Bouvier Félix, Bonaparte en Italie 1796. Paris, 1899.)

(3)ARTIGLIERIA A CAVALLO:
Comandante l'arma: Generale Elzéard-Auguste Dommartin, Cousin de
- DUE COMPAGNIE D'ARTIGLIERIA LEGGERA: 93 UOMINI.
- BOCCHE DI FUOCO: 21 PEZZI DA 8; 11 OBICI DA 6 DI POSIZIONE.
- Muli o cavalli: 430 circa.
(Da: Bouvier Félix, Bonaparte en Italie 1796. Paris, 1899.)

(4)Rilevato dai documenti catastali presso l'Archivio di Stato di Milano (Inv. Catasto 382/6)

Nota:
Binasco subì in passato altri saccheggi analoghi dai francesi, durante la guerra franco-spagnola (1648-1659). Nell'estate 1658 le campagne di Binasco furono devastate dalle scorrerie dell'esercito francese di FRANCESCO I d'Este (1610-1658), duca di Modena e nell'estate dell'anno seguente da quello del duca e maresciallo di Francia "NAVAILLES", Philippe de Montault de Bénac (1619-1684).
Queste notizie sono riportate nel Registro amministrativo parrocchiale di Binasco degli anni dal 1656 al 1662, redatto nel periodo vacante dopo la morte del parroco Pietro Francesco Stefanone in data 30 novembre 1655.

Le conseguenze dell'incendio, i danni, i rimborsi e la ricostruzione.
Con l'incendio e il saccheggio di Binasco avvenne la distruzione di parte del castello quattrocentesco, sorto sotto i Visconti, che fu restaurato solo dopo decenni.
Anche la casa parrocchiale andò completamente distrutta e fu ricostruita solo nel 1842. Il parroco Stefanini fu costretto ad abitare in una casa di sua proprietà fino alla morte.
Rimasero distrutte poi molte case, la maggior parte sorte nella seconda metà del '500 nel periodo di maggior sviluppo sotto la Spagna di Filippo II; furono le sole a essere ricostruite nel giro di un decennio.
Le fondamenta della chiesa adiacenti al presbiterio subirono danni, a causa delle macerie della casa parrocchiale.
L'archivio parrocchiale andò completamente distrutto con tutti gli arredi sacri; la chiesa fu saccheggiata di tutti gli oggetti di valore che servivano alle funzioni religiose.
Le famiglie danneggiate dall'incendio e dal saccheggio furono un'ottantina, tra queste quella di Antonio Francesco Brandoardi, con un danno di L. 3.408. I danni alle famiglie non furono mai risarciti.

Elenco di alcuni rimborsi concessi:
- Il comune e gli abitanti, circa un migliaio di unità, ebbero il rimborso parziale delle tasse per 5 anni.
- Rimborso parziale del dazio sul pane e sul vino a Giuseppe e Rosa Pozzi, Giuseppe Migliavacca, Angelo Maria Bignazzi, Angelo Maria Sacchetti e Antonio Saglio proprietari delle seguenti osterie e bettolini: Tre Re, Insegna della Corona, Cavalletto, Annunziata, Rosa e Tre scagni.
- I fratelli sarti Ambrogio e Giovanni Ferrario e Giuseppe Ponzone ebbero il condono totale del canone livellario per la distruzione totale della casa.
- Antonio Ramella ebbe un'esenzione parziale del canone.
- La richiesta di esenzione del canone livellario di Giuseppe De Vecchi fu bocciata, in quanto il padre si era unito ai rivoltosi.
- Caterina Repossi, vedova Lorenzo Parrodi, responsabile del pedaggio della Catena sul ponte del Ticinello, fu esentata dal dazio sui pedaggi; in seguito il pagamento del pedaggio fu revocato con un editto.
- Il Marchese Giovanni Battista Belcredi fu il solo ad ottenere il rimborso totale di tutti i danni dallo stesso Bonaparte; la somma fu di L. 33.554.
 

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