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Napoleone di maggio 1796

Il mese di maggio marca la vicenda di un uomo che nel fulgore del 27 anno di vita vede il mondo scorrere sotto di se. Quel del 1796 rimane fisso nella storia di un territorio compreso tra Lodi, Milano, Pavia e Binasco come nella memoria di Bonaparte.
Un territorio, vagheggiato dal giovane corso, colmo di scorte, con granai pieni come in nessun'altra parte. Binasco, capo distretto, cartograficamente rileva quanto Lodi, Crema, Abbiategrasso, Pavia e poco meno di Milano. Napoleone a Lodi, vede il suo futuro sull'altra sponda del fiume. Superato, si convince di essere destinato a cambiare le sorti del mondo: “faccio quello che voglio”.

A Milano di sera, nelle stanze del palazzo Serbelloni, si confronta con un avversario diverso: Giuseppina, fresca sposa. Cade il suo ritratto, si rompe il vetro…il giorno dopo il cattivo presagio viene confermato dalla notizia che “Nostra Signora delle Vittorie” lo tradisce con Barras, Murat, Hoche e Junot. Gli ultimi aiutanti di Campo da lui inviati a Parigi con l'ordine di portarla subito a Milano. Scrive lettere di fuoco che non spedisce. Poi si foga col fratello Giuseppe.
Le notti sono lunghe è più tormentate dei giorni di battaglia… si infuria.. ha voglia di uccidere e di morire. Superare lo stretto ponte di Lodi a fronte di un esercito di 40000 uomini è più facile che convincere la moglie a raggiungerlo: fa quello che vuole.

La notizia che gruppi di rivoltosi, a Pavia e Binasco, si stanno organizzando contro di Lui, lo raggiunge mentre di mattina sta procedendo verso Mantova. La vittoria di Lodi ed il suo futuro possono svanire…. Giuseppina e il mondo… deve ancora vedere cosa è capace di fare. Cambia improvvisamente direzione … sarà “un esempio per tutti i futuri campi di battaglia”. Giunta a Binasco l'avanguardia, comandata da J. Lannes, si stacca da un gruppo di tremila uomini per compiere la più efferata strage della campagna d'Italia. Il vandalismo e l'incendio del paese dura tre giorni; i morti? tutti quelli trovati sul posto.
“Quantunque necessario, lo spettacolo fu terribile, io ne fui dolorosamente impressionato”, parole del comandante in capo, confermate dall'esecutore, il capo brigata J. Lannes, : “ a Binasco si sono fatte cose orribili”. A Parigi c'è chi chiede di metterlo sotto accusa.

Napoleone ritornerà ripetutamente - prima di ogni scontro- sulla la sorte di Binasco; anche negli ultimi giorni di Sant'Elena. Da vinto darà la stessa giustificazione di quando determinava con la politica della vittoria. Non si poteva trattare la resa, ne si doveva dar tempo a Don Stefanini di persuadere Don Bianchi e Don Cappella. Gli occorrevano un paese bruciato e morti.

Chi sono i cittadini rimasti? Perchè lo applaudiranno ben tre volte?: l'ultima volta alla vigilia di Natale del 1804. Un babbo natale venuto a donare se stesso: l' Imperatore. Quel giorno Binasco è un borgo illuminato ed osannante, diverso e lontano da quello chiarificato dal fuoco.

Dopo la strage e l'incendio, Binasco, scompare dalla storia dei vincitori. Capo distretto di 76 comuni con Pretura e Catasto, centro culturale e spirituale rilevante, di riferimento sia per Milano che per Pavia, scade a snodo viario: perde tutto il territorio, si rinchiude entro le sue strette mura: Borgo di quattro cantoni. Inizia una nuova storia senza passato, sepolto dalla cenere, scomparso con la fuga di tutta la sua classe dirigente. Il diario di Don Stefanini, che fa luce sulle responsabilità, rimane sconosciuto… per poi scomparire.
Vincitori e Vinti sono concordi nel nascondere il fatto, che si eclissa. Del fenomeno insorgenziale, condannato dalla cultura ufficiale, quello di Binasco è il meno investigato.

Quella Binasco non è un contado, ci dimorano 1000 persone. E' un centro culturale che assorbe intelligenze da due città imperiali equidistanti: Pavia e Milano; è soprattutto fonte spirituale straordinaria, vantando tre beati, tra cui la mistica agostiniana Beata Veronica Negri. Punto di riferimento di tre umanisti, che vi ci hanno abitato : Andrea Alciato, Teodoro Villa e Filippo Binaschi, docenti all'Università di Pavia. Luogo ove tenevano laboratorio artisti come Giovanni Antonio Amadeo, pittori allievi di Bernardino Luini, miniatori come Francesco Lonati (B.F).

Con questo patrimonio culturale la comunità affronta i giorni di maggio 1796; lacerandosi: clero contro clero, comune contro comuni, contadini residenti contro contadini foresti. Il parroco Don Stefanini ed il Sindaco Barbieri con i cittadini si oppongono allo scontro, scongiurano i due parroci don Paolo Bianchi e Domenico Cappell di evitare la tragedia, di non usare il territorio per una missione suicida, che avrebbe annientato una comunità illuminata, capace di valutare gli avvenimenti, anche se prostrata dalla miseria. ... . s'impongono i foresti, inaugurando una lunga stagione. Le due di-visioni di libertà cancellano la terza. Per un Dragone Francese colpito stramazzati “più di duecento“ civili, un Borgo interamente bruciato, una civiltà sepolta. Pavia, che vede da lontano i fuochi, sarà salva. Nei rimasti scompaiono alcuni caratteri, si cancellano i neuroni delle memorie dolorose, lasciando posto all'indeterminatezza.

Francesco Gatti
ASS. BEATRICE DI TENDA   

Informazioni sulla manifestazione:
Associazione Beatrice di Tenda - Tel. 02.905.52.15

Informazioni su Binasco:
www.binasco2000.com
www.comunebinasco.it